L’ottava puntata. Gente da cinema

La Gente da Cinema include una vasta galleria di personaggi che varia a seconda delle epoche, anche se ci sono delle costanti: l’esercente vecchia maniera, il personale di sala, il pubblico, i perdigiorno che amano sostare ore nell’atrio. Ognuno ha il suo ruolo nel rituale che si svolge tra le mura di questi templi moderni.

Voglio iniziare con i gelatai.

Il gelataio (a Roma “bibbitaro”) è una specie quasi estinta, soppiantata dagli asettici bar interni.

Ricordo dei veri guerrieri che fendevano la folla in sala durante l’intervallo; erano sempre attenti a evitare prelievi abusivi della loro preziosa mercanzia, ma soprattutto. sapevano sempre, con buona approssimazione, quanto pubblico ci sarebbe stato ad ogni spettacolo, approvvigionandosi così per tempo della giusta quantità di merce.

Non so come mai avessero questa dote, ma immagino che ciò fosse dovuto al fatto che trascorrevano buona parte del loro tempo in sala. Durante la proiezione, infatti, trovavano sempre una poltrona libera dove riposarsi o vedere e rivedere il film. Percepivano gli umori del pubblico, comprendevano il gradimento o il disappunto.

Con il senno del poi direi che un buon programmista avrebbe dovuto ascoltare il loro parere; gli incassi ne avrebbero certamente giovato.

A loro modo erano dei piccoli imprenditori, in quanto il loro compenso era in base al venduto, di solito il venticinque per cento dell’incasso. Spesso erano il tormento di cassiere e proiezionisti, perché presentavano presso costoro le loro rimostranze se ritenevano un film “fiacco”.

Con i proiezionisti c’era un rapporto speciale, infatti da questi potevano dipendere in buona misura le loro sorti economiche. Avevano ovviamente simpatia per gli operatori che erano prodighi nel lasciare loro più intervallo possibile per il loro commercio.

Ricordo in particolare due gelatai isolani.

Uno prestava la sua opera presso il cinema Augustus; era un ometto molto anziano, con baffi curati e una camicetta sempre impeccabile che faceva capolino dalla casacca bordeaux della divisa. Aveva un marcato accento siciliano e sembrava uscito da un romanzo di Verga. Il suo ritornello abituale era “Io, operatore ero”; immaginavamo che ciò fosse avvenuto in epoca assai remota, e non conoscendo il suo vero nome, lo chiamavamo Lumière.

Una sera il film stava riscuotendo particolare gradimento di pubblico.

Faccio partire il film, mi giro e trovo Lumière in cabina con le mani dietro la schiena e un sorrisetto a suo modo ammaliante.

“Buona sera,, signor operatore, lo sapete che una volta facevo il vostro mestiere?”

“Sì, l’ho sentito dire,”

“E  ditemi un po’, adesso che lavoro faccio?”

“Beh… adesso vende dei beni di ristoro in sala”

“E secondo voi cosa vendo particolarmente?”

“Non saprei, forse pop corn?”

“Anche. Ma non solo…”

“Bibite fresche?”

“Di quelle ne vendo poche, ed è meglio così,  perché pesano”

“Gelati!”

“Bravo! “ Si illumina e mi porge ciò che occultava tenendo le mani dietro la schiena.

“Ecco un bel gelatino per il signor operatore… Prendetelo, è buono”.

“Grazie, ma non si deve disturbare”

“Nessun disturbo, mi fa piacere. Me lo dareste qualche minutino in più d’intervallo?”

Glielo avrei dato comunque.

L’altro isolano è ovviamente Efisio, che avete già conosciuto nella  terza puntata.

Con lui avevo un buon rapporto, al cinema Farnese gli orari erano abbastanza comodi pertanto ero libero di concedergli il tempo necessario per i suoi affari specialmente durante l’ultimo spettacolo che di solito era il più affollato.

Al Farnese non ero l’unico proiezionista, dividevo i turni con Marcello, un bancario che arrotondava il suo stipendio lavorando tre giorni a settimana in cabina di proiezione.

Efisio e Marcello non avevano un buon rapporto.

Marcello era un tipo ansioso e votato all’efficienza, si trovava a suo agio con i tempi stretti e soprattutto durante l’ultimo spettacolo era particolarmente frettoloso anche allo scopo di recuperare minuti di sonno preziosi.

Un giorno mi trovavo nell’atrio e zia Nicoletta, un po’ preoccupata, mi disse “Ieri Efisio e Marcello hanno litigato, sono quasi andati alle mani. Magari parlaci anche tu e vedi se si può mettere pace”.

“Perché, cosa è successo?”

“Durante l’ultimo spettacolo…. Ah, ecco Efisio.”

Efisio mi guarda e decide di continuare il racconto.  “Ci ho litigato perché quello è uno str…. “

Immaginavo già il motivo del contendere.

“Lui non è come te, che sei bravo, ieri sera non mi ha dato neanche due minuti di luce”

Probabilmente è andata così, però sapevo che Efisio talvolta era lento nell’entrare in sala e Marcello, anche per questa ragione, si rifiutava di fargli superare i due o tre minuti di vendita effettiva.

”Insomma, ieri sera ho aspettato che scendesse e gli ho detto come la pensavo”

Squadro Efisio e gli chiedo “Cosa gli hai detto esattamente?”

“Gli ho detto: avevi paura che tua moglie ti mettesse un paio di corna in più se mi davi un intervallo più lungo? E lui l’ha presa male”.

Mia zia mi disse che da quel momento in poi dovettero assicurarsi che la loro distanza fisica fosse di almeno un paio di metri

Paolo Di Virgilio.

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