La terza puntata. 13 maggio 1981, Roma, Cinema Farnese. Abiti e monaci

La sala cinematografica, per chi ci lavora, diventa una seconda casa, in alcuni casi addirittura la prima. Ognuno ha il suo ruolo, la cassiera è la cassiera, il direttore è il direttore, il gelataio è il gelataio, il proiezionista è il proiezionista.

Il concetto aziendale del “tutti fanno tutto” era di là da venire. In quel tempo ognuno era conscio dell’importanza dell’altro, come nel corpo umano ogni organo ha la sua funzione. Non era raro che fuori dal lavoro ci si frequentasse per passatempo o utilità, mai per obbligo, semplicemente era normale.

Nel mio caso, questa appartenenza era ancora più sentita; i miei zii che gestivano e lavoravano al cinema Farnese erano per me due volte famiglia.

Fu con entusiasmo che per un periodo andai a casa loro, al di fuori dell’orario di lavoro, per dare ripetizioni di inglese a mia cugina Serena, allora scolaretta delle elementari. Questa attività mi rilassava, anche perché era stupefacente la curiosità, e di conseguenza il buon esito, che la bambina aveva nell’apprendere cose nuove.

Questa esperienza fece nascere in me, molti anni più tardi, il desiderio di insegnare il mio mestiere a chi desiderasse apprenderlo. Ma questa è un’altra storia.

Il pomeriggio del 13 maggio 1981, poco dopo le cinque, finita la lezione, ero uscito da casa loro, che si trovava dalle parti di via Gregorio VII, a due passi dalla basilica di San Pietro.  Decisi di recarmi a via della Conciliazione perché sotto al portico antistante il colonnato c’erano numerosi telefoni a gettone. Data la mia scarsa propensione a trascorrere troppo tempo in casa, conoscevo tutti i luoghi dove avrei potuto fare una lunga telefonata in pace, senza che si formasse la coda davanti alla cabina telefonica, e quello era uno di quei posti.

Ero al telefono da circa cinque minuti quando sentii senza darvi troppa importanza, due colpi secchi venire dalla piazza. Meno di un minuto dopo un signore mi esibì un tesserino e mi urlò “sono un poliziotto, mi lasci il telefono”!

Non feci in tempo ad obiettare che ce ne sono tanti altri liberi che lui aggiunse “hanno sparato al Papa”.

Lasciai il telefono, guardai verso la piazza. Gente che piange, gente che corre, gente che grida, l’Uomo dalla veste bianca con una vistosa macchia rossa che veniva portato via velocemente. Mi allontanai. Attraversai a piedi Borgo Pio, rumore di sirene, elicotteri, capannelli nei bar. Sembrava un formicaio impazzito dove nessuno si sente più al proprio posto ma non riesce a muoversi per andare altrove.

Alcuni giorni dopo sono di nuovo al cinema e, come sempre accade in queste circostanze, si commenta, si parla, si racconta. Ognuno ha più voglia di ascoltare che di parlare, è un posto dove il tempo sembra seguire altre regole, è come dilatato, Kronos, qui, è meno vorace.

Chi, invece, vorace non lo è per niente è Lilla, la pastora tedesca di Efisio, lo storico gelataio del cinema Farnese, che lo aspetta ogni giorno accucciata nel suo angoletto.

Efisio è minuto come molti suoi conterranei, fiero ma mai arrogante.  Da alcuni giorni è tornato da un periodo di malattia. Durante la sua assenza è’ stato sostituito da un ufficiale in pensione, un uomo per molti versi differente da lui, ma simile nella sua dignità. Vestiva proprio come un vecchio ufficiale in pensione, la giacca consunta ma pulita e stirata, la cravatta a farfallino e l’orgoglio delle sue medaglie al valore esibito sul bavero. Prima di entrare in sala riponeva con cura la sua giacca nel magazzino dei dolciumi per indossare  la casacca bordeaux da gelataio.

Dal giorno precedente da quel magazzino giungevano nell’atrio gli echi di animate discussioni: Efisio, rimessosi dalla malattia, rivoleva il suo posto; il vecchio ufficiale tentava di convincerlo che lui era disposto a restituirglielo ma, da bravo militare, non poteva farlo senza aver ricevuto precise disposizioni dal comandate, ossia dal gestore del servizio. Efisio ribatteva che si era accordato con il predetto gestore sul fatto che sarebbe rientrato appena guarito e siccome lo era, il sostituto avrebbe dovuto andarsene. Trovava del tutto fuori luogo disturbarlo affinché ufficializzasse la fine del suo congedo.

Oggi le discussioni erano diventate particolarmente accese, zia Nicoletta aveva deciso che era tempo di chiedere in prima persona l’intercessione del gestore del servizio ristoro affinché il Farnese tornasse ad essere un locale serio e non un cinema-varietà con annesso spettacolo di cabaret più adatto a militari in libera uscita che al suo abituale pubblico.

Ci stavamo consultando sull’opportunità, o piuttosto sull’urgenza, di compiere tale gesto quando Efisio comparve con il sorriso soddisfatto di chi si è appena tolto un paio di scarpe strette. Tale sorriso non tranquillizzò affatto mia zia e ancor meno la tranquillizzò la frase sibillina di Efisio: “Il problema è risolto. Adesso voglio proprio vedere cosa fa”.

“Cosa hai fatto, Efisio”?

“Quello è un vecchio rimbambito, è andato a vendere in sala e ha lasciato la chiave del magazzino sulla porta”

“Quindi”?

“Ho chiuso la porta con la chiave e l’ho lanciata dentro da sopra”

Silenzio

Dopo un minuto il vecchio ufficiale raccolse tutte le sue forze di antico combattente e irruppe come una furia nell’atrio.

“Dammi la chiave”!, urlò.

“Vattela a prendere”, fu la risposta, “è dentro il magazzino, così impari a lasciarla sulla porta”.

Il colonnello si rese conto che il suo errore lo aveva portato a perdere la battaglia e la guerra, forse per questo rinunciò al tentativo di scassinare la porta per recuperare la sua giacca e le sue medaglie. Dignitosamente si strinse nella giacchetta bordeaux  e si avviò verso l’uscita.  Non lo rivedemmo più, dovemmo fargli recapitare a casa da un fattorino la giacca con i suoi cimeli.

Mi rimane impresso il suo incedere per piazza Campo de’ Fiori, la sua compostezza, il suo sentirsi a posto anche dopo una sconfitta.

Anche Efisio era di nuovo al suo posto, il nostro piccolo microcosmo aveva ritrovato il suo ordine.

Molti anni dopo avrei detto: tutto è giusto e perfetto.

Paolo Di Virgilio

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